|
|
|
|
|
Carta di Chivasso, 19 dicembre 1943
Rappresentanti delle valli alpine, da Quaderni Padani 25/26
Il 19 dicembre 1943 i rappresentanti delle
comunità occitane e valdostane stilarono, a
Chivasso, una carta dei diritti delle popolazioni
alpine. Il documento ritenuto una pietra
miliare nella storia dall’autonomismo
non fu praticamente preso in considerazione
dallo Stato italiano nato dalla Resistenza.
Noi popolazioni delle vallate alpine constatando
che i venti anni di mal governo livellatore
ed accentratore sintetizzati dal motto
brutale e fanfarone di «Roma doma» hanno
avuto per le nostre valli i seguenti dolorosi e
significativi risultati:
a) Oppressione politica attraverso l’opera
dei suoi agenti politici ed amministrativi
(militi, commissari, prefetti, federali,
insegnanti) piccoli despoti incuranti ed
ignoranti di ogni tradizione locale di cui
furono solerti distruttori;
b) Rovina economica per la dilapidazione
dei loro patrimoni forestali ed agricoli,
per l’interdizione della emigrazione con la
chiusura ermetica delle frontiere, per
l’effettiva mancanza di organizzazione
tecnica e finanziaria dell’agricoltura,
mascherata dal vasto sfoggio di assistenze
centrali, per la incapacità di una moderna
organizzazione turistica rispettosa dei
luoghi; condizioni tutte che determinarono
lo spopolamento alpino;
c) Distruzione della cultura locale per la
soppressione della lingua fondamentale
locale, laddove esiste, la brutale e goffa
trasformazione dei nomi e delle iscrizioni
locali, la chiusura di scuole e di istituti
locali autonomi, patrimonio culturale che
è anche una ricchezza ai fini dell’emigra
zione temporanea all’estero;
affermando
a) che la libertà di lingua come quella di
culto è condizione essenziale per la salvaguardia
della personalità umana;
b) che il federalismo è il quadro più adatto a
fornire le garanzie di questo diritto individuale
e collettivo e rappresenta la soluzione
del problema delle piccole nazionalità
e la definitiva liquidazione del fenomeno
storico degli irredentismi, garantendo nel
futuro assetto europeo l’avvento di una
pace stabile e duratura;
c) che un regime federale repubblicano a
base regionale e cantonale è l’unica
garanzia contro un ritorno della dittatura,
la quale trovò nello stato monarchico
accentrato italiano lo strumento già pronto
per il proprio predominio sul Paese;
fedeli allo spirito migliore del Risorgimento
dichiariamo quanto segue:
a) Autonomie politiche amministrative.
1) Nel quadro generale del prossimo stato
italiano che economicamente ed amministrativamente
auspichiamo sia organizzato
con criteri federalistici alle valli
alpine dovrà essere riconosciuto il diritto
di costruirsi in comunità politicoamministrative
autonome sul tipo
cantonale;
2) come tali ad esse dovrà comunque
essere assicurato, quale che sia la loro
entità numerica, almeno un posto nelle
assemblee legislative regionali e
cantonali;
3) l’esercizio delle funzioni politiche ed
amministrative locali (compresa quella
giudiziaria) comunali e cantonali, dovrà
essere affidato ad elementi originari del
luogo o aventi ivi una residenza stabile
di un determinato numero di anni che
verrà fissato dalle assemblee locali.
b) Autonomie culturali e scolastiche.
Per la loro posizione geografica di intermediario
tra diverse culture, per il rispetto
delle loro tradizioni e della loro personalità
etnica, e per i vantaggi derivanti dalla
conoscenza di diverse lingue, nelle valli
alpine deve essere pienamente rispettata e
garantita una particolare autonomia
culturale linguistica consistente nel:
1) diritto di usare la lingua locale, là dove
esiste, accanto a quella italiana, in tutti
gli atti pubblici e nella stampa locale;
2) diritto all’insegnamento della lingua
locale nelle scuole di ogni ordine e
grado con le necessarie garanzie nei
concorsi perché gli insegnanti risultino
idonei a tale insegnamento.
L’insegnamento in genere sarà sottoposto
al controllo o alla direzione di un
consiglio locale;
3) ripristino immediato di tutti i nomi
locali.
c) Autonomie economiche.
Per facilitare lo sviluppo dell’economia
montana e conseguentemente combattere
lo spopolamento delle vallate alpine, sono
necessari:
1) un comprensivo sistema di tassazione
delle industrie che si trovano nei
cantoni alpini (idroelettriche, minerarie,
turistiche, di trasformazione, ecc.) in
modo che una parte dei loro utili torni
alle vallate alpine, e cioè indipendentemente
dal fatto che tali industrie siano
o meno collettivizzate;
2) un sistema di equa riduzione dei tributi,
variabile da zona a zona a seconda
della ricchezza del terreno e della
prevalenza di agricoltura, foreste o
pastorizia;
3) una razionale e sostanziale riforma
agraria comprendente:
a) l’unificazione per il buon rendimento
dell’azienda, mediante scambi e com
pensi di terreni e una legislazione
adeguata della proprietà familiare
agraria oggi troppo frammentaria;
b) l’assistenza tecnicoagricola esercitata
da elementi residenti sul luogo ed
aventi ad esempio delle mansioni di
insegnamento nelle scuole locali di cui
alcune potranno avere carattere agrario;
c) Il potenziamento da parte delle
autorità locali della vita economica
mediante libere cooperative di produ
zione e consumo;
4) il potenziamento dell’industria e dell’artigianato,
affidando all’amministrazione
regionale cantonale, anche in
caso di organizzazione collettivistica, il
controllo e l’amministrazione delle
aziende aventi carattere locale;
5) la dipendenza dell’amministrazione
locale delle opere pubbliche a carattere
locale e il controllo di tutti i servizi a
concessione aventi carattere pubblico.
Questi principi noi rappresentanti delle Valli
Alpine, vogliamo vedere affermati da parte
del nuovo Stato Italiano, così come vogliamo
che siano affermati anche nei confronti
di quegli italiani che sono e potrebbero venire
a trovarsi sotto il dominio politico straniero.
Inserito da: Veronesi in data 3/1/2003, 11:31
Scritto in Toscano per la parte Federalismo di Internet Padano
Condividi:
Modifica questo articolo
|
|
|
|
|
|