I paroll d'un lenguagg, car sur Gorell

 

Nel 1812 usci' a Milano una raccolta di poesie nella cui prefazione Giulio Ferrario l'autore, ramentava come gli fosse stato aspramente rimproverato il coraggio di aver citato alcuni componimenti milanesi paragonandoli alle piu' belle poesie dei greci.
Da qui l'attizzarsi della polemica, nella quale si inseri' anche il Porta con questo sonetto: ''io lo feci - dice il Porta- appoitamente per rintuzzare la baldanza di questo nominato Gorelli Senese altre volte Cameriere dell'ex senatore Spanocchi, ed ora Cancelliere del Tribunale nostro d'Appello, il quale in occasione che da un crocchio di amici leggevansi alcuni miei sonetti, ebbe a prorompere in iscandescenze contro il vernacolo nostro e contro chi si dilettava di usarne scrivendo''.
Il Porta argomenta con principi di chiara derivazione illuministica gia' del Parini e del tanzi nella polemica settencentesca contro il padre Onofrio Branda. Viene rivendicato la legittimita' nell'uso letterario di qualsiasi linguaggio, la cui maggiore o minore dignita' non e' determinata da regole astratte ma dal talento dello scrittore.

 

I paroll d'un lenguagg, car sur Gorell,
hin ona tavolozza de color,
che ponn fa' el quader brutt, e el ponn fa' bell
segond la maestria del pittor

 

Senza idej, senza gust, senza cervell
che regola i paroll in del descor,
tutt i lenguagg del mond hin come quell
che parla on so' umilissim servitor:

 

e sti idej, sto bon gust gia' el savara'
che no hin privativa di paes,
ma di coo che gh'han flemma de studia':

 

tant l'e' vera che in bocca de Usciuria
el bellissem lenguagg di Sienes
l'e' el lenguagg pu' cojon che mai ghe sia.

 

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